Massimo Maspero

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in ESPERTO

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

Indice articoli


STORIA

EVOLUZIONE DEL TRATTAMENTO CHIRURGICO
LA STORIA:
La moderna chirurgia della calvizie nasce nel 1926 con Hunt (1) che per primo descrive l’utilizzo di escissioni chirurgiche per ridurre l’area alopecica.
Nel ’31 Passot (2) introduce lembi di capillizio, peduncolati sui vasi temporali superficiali e trasposti a ricostruire l’attaccatura frontale. 
Nel 1939 il giapponese Okuda (3) parla di 200 casi di alopecia cicatriziale guariti con il trapianto di porzioni di tessuto dalla regione occipitale alle zone alopeciche anteriori.
Il vero padre della chirurgia dei trapianti è Orentreich che in una famosa pubblicazione del 1959 descrive la dominanza del bulbo pilifero,che viene trapiantato senza perdere la sua proprietà biologica di non risposta agli ormoni androgeni e quindi di non caduta: di qui il trapianto di capelli non soggetti a caduta dalla regione occipitale alle zone diradate o calve, site anteriormente. Dopo un periodo di adattamento (3-4 mesi) il bulbo trapiantato produce un capello che crescerà nella nuova zona e si comporterà come i capelli della zona da cui è derivato, cioè non cadrà. 
Nasce così l’intervento di autotrapianto che negli anni successivi si sviluppa sempre di più grazie al contributo di Nordstrom, Marrit, Unger e molti altri. Il risultato peraltro è innaturale in quanto la tecnica del tempo utilizza innesti di grosse dimensioni (3-4 mm) che si traducono in un “effetto bambola” difficilmente mimetizzabile. Bisognerà attendere i giorni nostri per superare questo problema. 
In quelli stessi anni si diffonde anche l’uso dei lembi, (porzioni di capillizio ruotate o trasposte dalle zone “con capelli “ vicine). Ricordiamo il famoso lembo di Juri (1975), dalla regione temporo-parieto-occipitale, trasposto di 90° circa a ricostruire il capillizio anteriore.
Negli anni ’80 grazie all’esperienza di Radovan, Nordstrom , Manders (9) ed altri , viene introdotto l’uso di espansori cutanei, con ottimi risultati.
Altri autori praticano la “scalp reduction” nella regione del vertice, eventualmente abbinata ad autotrapianto nella regione anteriore. 
Negli anni ’90 nasce l’estensore di Frechet per il trattamento delle ampie aree tonsurali posteriori.
AI GIORNI NOSTRI: L'AUTOTRAPIANTO AD UNITA' FOLLICOLARI

L’ uso dei lembi trasposti è stato ormai abbandonato per la difficoltà a dare un risultato naturale e senza cicatrici evidenti. 
Impraticabile si rivela pure l’impiego degli espansori cutanei (iter lungo e doloroso).
Riduzione chirurgica dello scalpo ed estensore vengono utilizzati solo in casi selezionati.
La chirurgia dei trapianti è invece esplosa, fino a risultare attualmente di prima scelta in oltre il 90% dei casi.
Facendo seguito e sviluppando l’intuizione di Orentreich la tecnica si è sviluppata nella direzione di preparare e trapiantare innesti di dimensione sempre più piccola (mini e microinnesti) sino all’ utilizzo delle singole unità follicolari. A ciò a contribuito l’introduzione di uno strumentario sempre più raffinato e microchirurgico.
Attualmente gli innesti posti ravvicinati nella nuova sede consentono una ricostruzione del capillizio assolutamente naturale, al punto che risulterà poi difficile capire se il paziente è stato operato. L’intervento si effettua in anestesia locale, con assistenza anestesiologica e in regime ambulatoriale.
Gli innesti più piccoli, contenenti una singola UF verranno utilizzati per la ricostruzione in modo assolutamente naturale della zona anteriore, innesti di dimensioni maggiori (2-3 UF) verranno posizionati nelle zone più centrali, circondate da altri capelli.
Particolare attenzione viene posta alla ricostruzione della cosidetta area di transizione, a capelli più radi e irregolari, a cavallo dell’attaccatura frontale: il rispetto o la ricostruzione della stessa garantisce un risultato più importante
L’intervento dura circa 3 ore; non è doloroso, ma al paziente viene praticata una blanda sedazione, che ne migliora la sopportazione (12).
Al termine la cute viene detersa con cura e il paziente torna al proprio domicilio senza alcun bendaggio. 
Effettuerà un lavaggio già dal giorno dopo e poi nei giorni successivi cosi da tenere pulito il capillizio. 
La crescita dei capelli avverrà in modo graduale a partire dai 3-4 mesi successivi all’intervento e poi regolarmente per la lunghezza di 1 cm al mese, senza caduta. 
Nei casi di calvizie più importante può essere opportuno ricorrere al interventi successivi, a distanza di alcuni mesi
così da rinfoltire ulteriormente le zone trattate, oppure trattarne altre in un primo tempo trascurate (13).


 


 

Planisfero nuovi iscritti al sito www.studiocastellazzi.com

Seguici su Facebook

Traduci il sito per me

Traduci in ogni lingua per me

 

web

QR code

Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni. Navigando o chiudendo questo messaggio, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo. Per saperne di più, clicca su "Approfondisci".