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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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Sette giorni di vacanza



Una settimana al mare: colazione, spiaggia, pranzo, spiaggia, chiacchiere futili. No grazie. Ho preferito una settimana a Bassano del Grappa a lavorare con la Protezione Civile e mi sono divertito più che in vacanza. Come regalo alla città di Bassano in 135 alpini abbiamo ripulito in tre giorni il parco comunale della “Crocetta”, un grande parco che si sviluppa su una montagnola alla periferia di Bassano, non più curato da anni. E’ stata una soddisfazione, dopo anni di prediche, vedere tutti lavorare con casco, guanti, pantaloni antitaglio, visiere, cuffie, scarpe antinfortunistiche e come sempre nessuno si è fatto male. Non eravamo più abituati agli orari della naja, ma ci siamo adeguati subito. Sveglia alle 6, alzabandiera alle7 e via a lavorare, pranzo alle 14 per fare tutto in  una sola tornata. Tra rifare scalini, protezioni e mancorrenti in legno, abbattere alberi secchi, sfoltire il bosco, liberarlo dalle liane, tagliare con roncole e decespugliatori il sottobosco esuberante, ammucchiare ramaglie e poi trinciarle c’è stato sudore per tutti. Il quarto giorno il sindaco è venuto a  ringraziarci e a scoprire una targa ricordo, ma è venuto in vespa, mica con un’auto blu, d’altronde eravamo a Bassano, mica a Roma!
Alla sera a spasso tra una folla che cresceva giorno per giorno; una puntata al ponte degli alpini, qualche ombra e qualche coro, una visita a qualche museo (aperti fino alle 23) e poi a passeggio senza meta per le viuzze simili a carruggi con case a misura d’uomo (non esistono grattacieli), con gente affabile e cortese come sono tutti veneti e poi in caserma (la Monte Grappa), una caserma dimessa da cinque anni ma riaperta per noi della Protezione Civile e del servizio d’ordine, con una rappresentanza di alpini in armi ricca di alpine (bellissime) con armi e  mezzi, dai cingolati ai camion porta container, che noi ai nostri tempi manco ci sognavamo.
Venerdì cerimonia ufficiale in cima al Monte Grappa (1772 metri dai 180 di Bassano) per una strada talmente stretta da obbligare al senso unico alternato, strada che chissà com’era nel 1918 e che gli alpini di allora si saranno fatta a piedi con zaini enormi. Rievocazione storica chiarificatrice, Santa Messa, brevi ma convincenti parole del presidente Perona, onore delle armi a tre salme ritrovate solo recentemente. Le tre battaglie del Grappa ( e con lui il Col Moschin, il monte Pertica, l’Asolone, il Solarolo) furono decisive per arrestare dopo Caporetto l’avanzata degli Austriaci che sfondando lì avrebbero preso alle spalle la linea del Piave. 12.000 caduti nostri, 10.000 austriaci raccolti in due ossari sulla linea di cresta coi nomi e le celle di chi era ancora riconoscibile, intervallate da celle più grandi con i resti di 5.000 caduti ignoti, Sono andato a rendere omaggio anche ai caduti austriaci che dormono all’ombra della loro bandiera circondati da prati bianchi di freddoline. Anche loro come noi avranno avuto paura, freddo, fame, e avranno visto l’orrore della morte. Al museo in una foto d’epoca di un assalto al monte Pertica si vedono i caduti, uno ogni due, tre metri, ancora affiancati come se continuassero per sempre nel loro assalto. Era proprio necessario tutto ciò? Ora che siamo tutti uniti e senza frontiere nell’Europa ci fa meditare, ma ci sarà sempre una ragione politica, o religiosa, o economica che ci spingerà a combatterci, fino a quando le popolazioni affamate del mondo non ci assaliranno, magari con le pietre, morendo a milioni ma conquistando per alcuni di loro la possibilità di mangiare qualche pannocchia di granoturco (che noi usiamo per fare benzina!).
Domenica mattina sfilata, e noi della Protezione Civile abbiamo sfilato tra i primi, ma nel pomeriggio sono ritornato per veder sfilare gli alpini del 7°, il mio reggimento, e chissà perché mi è venuto un groppo alla gola. Per la gioventù che se ne è andata? Per la vita che se ne sta andando? Chissà.


 


 

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