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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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VIAGGIO  IN  PUGLIA



La Puglia non è solo mare, ma anche campagna e lavoro. Il mare è di cristallo, azzurrissimo, che alterna spiagge e dune da isole tropicali a scogliere di arenaria di un bianco abbacinante nel sole. A pochi metri una pineta continua, i resti della foresta umbra, ombrosa, come i portici delle case arabe che qui si trovano ancora, ma con un unico neo. Gli Apuli si vergognano dei loro rifiuti, non osano riportarli a casa, per cui appendono le borse di plastica coi resti dei picnic  ai pini che in tal modo sembrano tanti alberi di Natale. Impareranno.
Dopo i pini ci sono i campi, sterminati, che significano pomodori in agosto, uva in settembre, olive da ottobre a marzo e due raccolti di patate all’anno. E sole implacabile. Alle 4,15 i raccoglitori si radunano davanti alla casa del padrone che decide in quale campo avviarli. Si lavora fino alle 10,30 e poi per non morire disidratati si va a casa: si riprenderà nel pomeriggio. La paga per dieci ore di lavoro al giorno varia dalle 50.000 lire per chi raccoglie alle 80.000 per chi trasporta il raccolto, più o meno come da noi per chi raccoglie le castagne. I pomodori sono bassi, come le olive, e non bisogna certo soffrire di artrosi per stare piegati tante ore. Ogni pianta dà un 5-6 chili di pomodori e lo scarto va da un 5 a un 30 per cento. Nel 1992¸ particolarmente caldo, il sole ha praticamente cotto i pomodori sulle piante dando  uno scarto di oltre il 30 per cento.
L’abilità del raccoglitore sta nello scegliere rapidamente, come un giocoliere, i pomodori sani facendoli saltare in un secchio che va poi vuotato in una tinella da 30 chili che uomini robusti (orecchiette e friselle) trasportano in continuazione come in un girone dantesco fino alle cassette allineate per gli autocarri. Le ragazze di qui non lavorano sbracciate, perché la carnagione lattea qui è ambita, come mi ricordo avveniva già in Romagna nel ’40 quando guardavo la Dimma, uno dei miei primi amori (avevo otto anni), che per andare in campagna si copriva le braccia con delle mezze maniche da impiegato per conservarle bianche ed esibirle poi nelle balere alla sera, non come le nostre ragazze di città che alla fine della stagione sembrano tanti muratori. Per non morire di sete ci si porta appresso due bottiglie d’acqua in plastica, una completamente ghiacciata dal freezer, nella quale, nelle pause, si travasa un po’ dell’altra, per cui si ha sempre acqua fresca.
Ma c’è un piccolo ma. Mino, un mio amico di laggiù, un piccolo impresario che presiede alla raccolta dei pomodori, proprio a causa di questi ha avuto un problema. Mesi fa gli furono chiesti trenta milioni di pizzo (la criminalità, un tempo quasi nulla in Puglia, da un cinque anni si è ingigantita e spadroneggia proterva) che lui si  rifiutò di pagare, così la sera prima che giungessimo noi gli spararono per avvertimento due colpi di lupara nella porta sforacchiandola con diciotto buchi. Nei giorni prima avevano sparato, volutamente senza colpirla, alla moglie del farmacista che non voleva pagare e con la mitraglietta avevano freddato sulla spiaggia in mezzo alla gente uno di loro che forse aveva sgarrato.
Quando Mino mi invitava a cena avevo sempre un po’ di freddo in mezzo alla schiena, anche perché non mi ero portato il giubbotto antiproiettile, ma Mino ha figli e nipoti e la prossima mossa sarebbe stata la bomba o la pistolettata nelle ginocchia, per cui ha ceduto. Ha parlato della sua decisione in piazza alla sera con noncuranza, tanto tutti sanno chi sono i taglieggiatori, compresa la polizia che si dice impotente se non li si coglie sul fatto, ed è giunto a pattuire uno sconto di dieci milioni. Ora ceno più tranquillo da lui, ma i suoi figli pensano di trasferirsi al nord. Illusi, da noi  si   spara meno ma ad esempio metà degli amministratori del mio ospedale si trova in galera per le tangenti intascate, Tutto il mondo è paese, ed io che non sono mai riuscito a rubare niente a nessuno mi sento un  pesce fuor d’acqua. Per ora mangio i pomodori di Mino e gli zucchini e i meloni e i fichi che con la tradizionale ospitalità meridionale lui mi regala a cassette intere, e sopra ci bevo il suo bianco squisito.


 


 

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