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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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PROTEZIONE CIVILE



Nella settimana dal 7 all’11 aprile su richiesta della Circoscrizione 4 abbiamo collaborato come Protezione Civile ad assistere le scolaresche che a gruppi erano state invitate a visitare il rifugio antiaereo di Piazza Risorgimento, riscoperto nel 95 e reso nuovamente agibile. Non è stato un gran lavoro: la nostra era una presenza amica ed un supporto per gli insegnanti e gli animatori che con videoregistrazioni, musiche e dialoghi facevano suggestivamente rivivere l’atmosfera che regnava nel rifugio durante i bombardamenti ( nei cinque anni di guerra la sirena d’allarme suonò 280 volte). I ragazzi sono stati quasi sempre attenti e composti, con due soli episodi di claustrofobia, ma non so quanto partecipi, un po’ come succede a noi quando visitiamo i vecchi campi di battaglia di Solforino o di Magenta, avvenimenti troppo lontani nel tempo e non vissuti in prima persona che non ci coinvolgono emotivamente.
Nella mia mente però, mentre passeggiavo a 12 metri sottoterra, sono riaffiorati i ricordi della mia giovinezza. Il 10 giugno del 1940 fu dichiarata la guerra e nella notte del 12 giugno gli inglesi ci castigarono subito bombardando Torino alle 0,18. Eravamo tutti fuori, incoscienti, ad ammirare i fuochi d’artificio della contraerea piazzata al Pian del Lot e sulle pendici del Musiné, i fasci di luce dei riflettori che spazzavano nervosi il cielo, la luce accecante dei bengala, ma dal secondo bombardamento eravamo tutti nei rifugi ricavati nelle cantine delle case mentre fuori gli uomini dell’UMPA gridavano “luce, luce” se dalle case trapelava un minimo barbaglio. La nostra casa, 4 piani, era la più alta della via e apparentemente la più sicura e tutta la via si riversava nel nostro rifugio. Fra preallarme, l’allarme e l’effettivo bombardamento se gli aerei non deviavano per Milano o per Genova passavano delle mezze ore e c’era il tempo per chiacchierare e spettegolare, e per me di giocare o ammirare Irma, un bellissima ragazza di vent’anni della quale naturalmente ero innamorato. Irma l’ammiravano anche i giovanotti che venivano con la chitarra e cantavano “Firenze sogna” e “Vieni, c’è una strada nel bosco” mentre i vecchi sorridevano invidiandoli. Era quasi una festa. Solo quando si udivano gli scoppi delle prime bombe che si ripercuotevano nello stomaco mentre la luce si affievoliva e dal soffitto scendeva una fine polverina, sempre più vicini ( le bombe più vicine caddero a due isolati di distanza ) allora scendeva un silenzio teso e nella semioscurità si vedevano solo gli occhi bianchi, sbarrati, della gente.
Poi con gli anni il gioco si fece sempre più duro, i rifugi casalinghi si rivelarono delle trappole per topi e solo i rifugi scavati sotto i corsi, le piazze e gli ospedali, in cemento armato (ne furono costruiti 21) si rivelarono sicuri, ma Torino pagò ugualmente un tributo di 2069 morti sotto i bombardamenti. Chi vince ha sempre ragione. Vi fu giustamente il processo di Norimberga, ma se avessero perso gli Americani non so come se la sarebbero cavata con i bombardamenti di Tokio ( notte del 10/3/45: 130.000 morti ), di Dresda ( in due notti 140.000 morti ) e con Hiroshima ( 71.000 morti ) e Nagasaki (75.000 morti ). Morti quasi tutti civili.


 


 

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