Racconti

Scritto da raffaele. Postato in Racconti

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 

Indice articoli

Osteoporosi



L’osteoporosi col diabete non c’entra niente. Perché ne parlo allora? Perché l’organismo è un tutt’uno e se capita qualcosa a un apparato anche gli altri comunque ne  risentono.
L’osteoporosi è un indebolimento dell’osso dovuto a un riassorbimento del calcio che inizia dopo i quarant’anni e progredisce con l’età portando in definitiva ad un maggior facilità di fratture. Nella donna è quattro volte più frequente che negli uomini perché gli estrogeni, ormoni che regolano il ciclo mestruale, hanno un’azione protettiva che scompare con la menopausa esponendo bruscamente l’osso a un rapido riassorbimento.
Per evitare ciò vi sono due possibilità: 1° aumentare l’apporto di calcio, 2° rallentare o inibire il suo riassorbimento. La prima possibilità è facilmente attuabile; basta bere più latte e mangiare più formaggi, specie stagionati (ma attenti al colesterolo), e poi camminare o praticare una ginnastica dolce, muoversi insomma, come per i diabetici, prendere sole che facilita il lavoro della vitamina D, calciofissatrice, non assumere troppo caffè o alcool che trascinano via il calcio, e mantenere, udite udite, un buon peso corporeo. L’utilità di un apporto esterno di calcio o di calcitonina non è statisticamente significativo.
La seconda possibilità, rallentare il riassorbimento osseo, per le donne è facilmente raggiungibile: basta instaurare in menopausa una terapia estrogenica sostitutiva che oltre a togliere i sintomi neurovegetativi, leggi sudorazioni e vampate di calore, mantiene la femminilità ed ha anche un’importante azione protettiva sulle coronarie, ma in Italia è molto bassa la percentuale delle donne che seguono una terapia sostitutiva, circa il 10%: chissà perché preferiscono sudare.
La tanto temuta un tempo maggior facilità di sviluppare tumori mammari non dà riscontri obiettivi. Dalla percentuale di 45 donne su mille si passa in donne in terapia estrogenica a 47. Unica controindicazione, una storia di famigliarità.
Vi sono poi medicinali che riducono la velocità di perdita di massa ossea, come il Raloxifene (che tra l’altro non ha influenza sulla mammella ) e gli Alendronati, ma se di camminare possiamo deciderlo da soli qui invece deve intervenire il medico, come per i cortisonici  che sì aggravano l’osteoporosi, ma come si fa a sospenderli a un artritico, a  un asmatico, a un trapiantato? Tutto ciò per evitare che cadendo, può capitare, ci si fratturi qualche osso, più spesso il collo del femore. Questa frattura (mortalità entro il primo anno 12-20 %) ha dei costi altissimi in dolore, qualità di vita, ricoveri, rieducazione e spesso è la via che con l’instaurarsi di una invalidità permanente porta alla casa di riposo con l’abbandono di tutto il nostro vecchio mondo.
Chi cade? Qui devo ritornare ai miei diabetici. Si cade per disattenzione o furia (e per chi è a rischio sono state proposte delle protesi esterne simili a delle ginocchiere che da una cinturina pendono sopra le anche, scomode ed antiestetiche, che però riducono del 90 % il rischio di frattura ), si cade perché si può essere intontiti dai tranquillanti e dai sonniferi e di notte l’illuminazione può essere insufficiente ed i servizi scomodi, si cade per una vertigine improvvisa (attenti alla pressione), si cade quando si è frastornati da un’improvvisa  crisi ipoglicemica, si cade perché non si vede bene e i diabetici con retinopatia rientrano in questa coorte, si cade per una neuropatia periferica che non ci permette di avvertire le asperità del terreno e la neuropatia periferica sensitivo motoria dei diabetici ne è l’esempio classico.
Come si pone diagnosi di osteoporosi? Le radiografie, gli ultrasuoni e la TAC non sono sufficienti e quest’ultima anche pericolosa per l’eccesso di radiazioni. E’ necessaria una densitometria ossea (DMO o BMD), meglio ancora se a doppio raggio X  (DXA), da praticarsi non a tutti ma solo nei soggetti a rischio e da non ripetere prima dei 18-24 mesi. E’ di difficile lettura perché bisogna valutare lo scostamento (T-score) dalla media dei valori normali, e i numeri sono negaivi. Meno 1 passi, fra meno 1 e meno 2,5 osteopenia = rischio, al di sotto di meno 2,5, ad esempio meno 3, osteoporosi da trattare, ma come fa una povera paziente a capirci qualcosa con questi numeri strani? Sono nuovi, mentre per altri esami come glicemia e colesterolo ormai siamo tutti maestri, e allora facciamola semplice: beviamo più latte, camminiamo di più e soprattutto non cadiamo. MAI.


 


 

Planisfero nuovi iscritti al sito www.studiocastellazzi.com

Seguici su Facebook

Traduci il sito per me

Traduci in ogni lingua per me

 

web

QR code

Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni. Navigando o chiudendo questo messaggio, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo. Per saperne di più, clicca su "Approfondisci".