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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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Medicine sì, medicine no.



Quando acquistate un’automobile il venditore ve ne esalta tutti i pregi, ma non vi dice se sottosterza in curva, se pattina sul bagnato, se la visibilità posteriore in retromarcia è quasi nulla, se beve come una spugna, se dalla casa costruttrice (capita sempre più spesso) sono state richiamate tutte le vetture già vendute perché si scoprì qualche grave manchevolezza meccanica. Per ogni medicinale invece il foglietto illustrativo, il bugiardino, ha ormai quattro dita di controindicazioni e altrettante di effetti collaterali. Non so perché si chiami bugiardino, è veritiero, anche se per gli ansiosi e gli apprensivi sarebbe meglio non ci fosse perché spesso li spaventa talmente da indurli a dimezzare la dose del medicinale o a non prenderlo affatto.
Medicine, se siamo ammalati, dobbiamo prenderne, ma se potessimo farne a meno sarebbe meglio. Ormai vogliamo vivere a tutti i costi, anche soffrendo di più e vivendo da cani con l’accanimento terapeutico. Un tempo per la polmonite franca lobare si aspettava la “settima”, il settimo giorno,  che se portava allo sfebbramento significava guarigione. Allora c’erano chinino, aspirina, mugolio, tisane, cataplasmi e coppettazioni: ora abbiamo tutto (quasi) e assumiamo antibiotici anche quando non vorremmo, come coi gamberoni cinesi al cloramfenicolo dato loro per ingrassarli,  antibiotico che un tempo salvò milioni di vite umane ma che poi si scoprì essere anche cancerogeno se assunto per lungo tempo. D’altra parte la Talidomide, responsabile delle malformazioni focomeliche dei neonati, era un ottimo sonnifero che solo dopo e sui grandi numeri rivelò questo effetto indesiderato. Così leggendo le riviste di aggiornamento in diabetologia ho ritrovato la vecchia controversia, se le sulfaniluree, le comuni compresse antidiabetiche, favorissero l’infarto miocardico e le aritmie cardiache. Uno studio del 1970 lo affermò, e subito le case farmaceutiche si affrettarono a promuovere nuovi studi che lo contraddissero, ma chi ci assicura che gli studi sfavorevoli non siano stati sottaciuti? Abbiamo visto recentemente con che faccia tosta le statine, ottimi ipocolesterolemizzanti ma altamente pericolosi per la vita se assunte unitamente ai fibrati ( e una paziente l’ho presa anch’io peri capelli ) si sia tentato di riciclarli con altre indicazioni tanto per esaurire le scorte di magazzino.
Abbiamo avuto in diabetologia il problema della Fenformina, un buon antdiabetico orale a prevalente azione periferica, che però poteva portare all’acidosi lattica ed al coma i pazienti nefro-cardiopatici, e chi ci arrivava difficilmente ne usciva (tranquilli, è stato ritirato). L’ultima novità in fatto di iporali sono i Glitazonici, ma il primo, il Troglitazone, dopo aver fatto una sessantina di morti in America perché epatotossico è stato ritirato. Sono attualmente in sperimentazione variazioni di questa molecola, ma chissà, tra cugini non vi è pur sempre un legame di sangue?
E arriviamo all’insulina. Non è nemmeno uscito un analogo dell’insulina rapida, il B 10-Asp, perché in fase sperimentale si rivelò cancerogeno nel topo, e torna ad onore della ditta ricercatrice l’aver bloccato questo progetto anche se ciò comporta buttare al vento anni di studio e di ricerche e un sacco di soldi. E’ in sperimentazione invece l’insulina Glargine, già commercializzata in Germania come Lantus ad azione ritardata, un analogo dell’insulina che presenta l’aggiunta di due molecole di arginina in catena B e la sostituzione di una molecola di asparagina con glicina in catena A. Contestiamo con foga gli alimenti geneticamente modificati (che mangiamo regolarmente senza saperlo) ma non i medicinali modificati strutturalmente come se fossero esenti da rischi: in pratica siamo più in gamba del Creatore. Ora l’insulina Glargine si lega ai recettori delle beta cellule pancreatiche ma anche ai recettori per l’IGF-1 (fattore di crescita insulinosimile tipo 1), potenziale mitogeno per l'osteosarcoma e il tumore mammario. In due anni di sperimentazione sul ratto non si è evidenziato un aumento della comparsa di tumori (ma fra vent’anni?). Un dubbio è lecito. Anche il riscontro di un aggravamento della retinopatia sembra essere casuale, ma tale affermazione dovrà essere avvalorata da uno studio che si concluderà fra cinque anni.
Conclusioni: se siete diabetici insulinodipendenti e l’insulina dovete proprio farla, fatela, ma se siete anche obesi e sedentari ricordatevi che il moto e la dieta sono indispensabili per frenare la comparsa dell’insulinoresistenza che vi obbligherebbe , come per le droghe, ad aumentare progressivamente il dosaggio insulinico, con i rischi e le incognite che ciò comporta.
Se siete diabetici di tipo 2 prendete pure le pastiglie, ma se poteste ridurne il numero con una dieta attenta e col moto penso sarebbe meglio. Tutte le ultime guerre hanno dimostrato che i diabetici di tipo 1 morivano perché l’insulina era introvabile, mentre i diabetici di tipo 2 guarivano perché introvabile era lo zucchero e non solo lui. Fate un po’ voi: i consigli del medico, come quelli del confessore, sono soggetti ad essere dimenticati il giorno dopo. ( e allora decidete oggi ! )


 


 

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