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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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LINGOTTO



I battilastra ed i tornitori che fino al 1982 lavorarono nella fabbrica del Lingotto di “Giuanin lamiera” (così loro chiamavano Giovanni Agnelli) non avrebbero mai pensato che un giorno al posto del loro banco di lavoro potesse esserci un palco con attorno dei medici che discutevano di diabete. Per fortuna non abbiamo distrutto tutta la vecchia Torino operaia e il centro congressi del Lingotto è l’emblema del ricupero intelligente. Il XIII congresso nazionale dell’AMD, Associazione Medici Diabetologi, vi si è dipanato nel maggio scorso in tre giornate di studio: penso che Alberto Blatto ne farà come al solito un sunto preciso e chiarificante, ma una considerazione voglio farla anch’io, su di un piccolo problema.
Per fortuna dopo la scoperta dell’insulina del 1921 non si muore più di coma diabetico (oggi solo l’1 %) ma visto che di qualcosa bisogna pur morire, la percentuale maggiore dei decessi nei diabetici è ora data dagli eventi cardiovascolari, leggi infarto, reinfarto, insufficienza cardiaca, ictus.
Il targhet (così si indica ora un traguardo) dei diabetologi è di allontanare nel tempo e diminuire il rischio di queste morti, e le armi sono molto semplici: controllo della pressione arteriosa, medicinali antipertensivi e ipocolestrolemizzanti, perfetto compenso del diabete.
Un tempo ci accanivamo sul valore della singola glicemia, poi venne Bruni che capì che la glicemia è solo un momento nel tempo e poi arrivò l’emoglobina glicosilata che ci diede un’idea più attendibile del grado di compenso. Un tempo eravamo poveri e pochi: quando nel 59 arrivai al centro detto allora antidiabetico del Maria Vittoria, la glicemia era determinata tramite prelievo venoso, invio del campione in laboratorio, risposta il giorno dopo. In caso di urgenza la determinavamo noi stessi col metodo Folin Wu, ma erano pur sempre necessari un 40 minuti di lavoro per i vari passaggi, e solo più tardi Bruni riuscì a procurare un Glucose Analyser, rapido e sicuro. I diabetici di oggi non immaginano nemmeno quanti di loro debbono la vita, o per lo meno la salute, ai reflettometri per la determinazione della glicemia e all’autocontrollo, ma allora eravamo poveri e la diabetologia sottovalutata. Oggi, dove ogni azione è monetizzata, si è capito che costa molto meno prevenire che curare. I piedi diabetici che ogni martedì io curo al Centro ( gratis e per di più pagandomi 850.000 lire di assicurazione obbligatoria) costano alla comunità infinitamente meno di un’amputazione, con ricoveri, sala operatoria, protesi e riabilitazione, invalidità residua e perdita di capacità lavorativa, per non parlare della qualità di vita.
Ma torniamo alla pressione: il misurarla allora, solo in ambulatorio e con quaranta visite al giorno, era un optional. Oggi si è visto che anche solo un calo di 3 millimetri di mercurio della pressione diastolica ( ad esempio da 90 a 87 ) è statisticamente significativo. Il target è 130-140 su 85 e fra tutti gli antipertensivi gli ACEinibitori ( leggi Enalapril, Captopril, Ramipril, Lisinopril: controllate sulla vostra scatola se compare uno di questi nomi) sono i più efficaci, oltre a salvaguardare il rene nella prima fase della nefropatia diabetica, ma non sono i soli. I calcioantagonisti, i betabloccanti ( un tempo sconsigliati per il rischio di mascherare una crisi ipoglicemica ) e i diuretici sono altrettanto validi, comunque da associare agli ACEinibitori se la pressione non scende. Lo so che è una barba prendere tante pastiglie al giorno ( io quelle che devo prendere per i miei bubù le tengo nello scomparto con il rasoio da barba per non dimenticarle) ma il controllo della pressione oggidì è quasi più importante sulla distanza del controllo della glicemia. E  la cura deve essere precoce: si è visto che il controllo precoce della pressione è addirittura in grado di ritardare la comparsa del diabete. Il combattere poi i livelli eccessivi di colesterolo e trigliceridi con le statine e i fibrati concorre a ritardare la comparsa dell’arteriosclerosi che guarda caso è all’origine di infarto ed ictus. Diamoci da fare allora: controlliamo perfettamente il diabete e con lui pressione e colesterolo, col rischio però di non poter essere dichiarati santi, perché non moriremo più.


 


 

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