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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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FINALMENTE



Finalmente mi sono ammalato, poca roba, tre giorni quasi a letto con una bronchitella febbrile, solo che si era nelle festività natalizie, coincidenza sgradevole ma utile per pensare. Come per tutti il pensiero ricorrente era: che fare a capodanno, capodanno 2000 poi, che non verrà mai più (forse i capodanno 98 e 99 sono ritornati e non me ne sono accorto). Primo: cenone, ottima occasione per mangiar male con lunghe attese in un mare di tavoli, accaldati e costretti a mezzanotte a baciare i vicini sudati. Secondo: veglione. Balli guidati da un animatore stanco, cappellino in testa e trombetta a cercare di tirar tardi per poter dire che si era andati a letto alle cinque. Terzo: tutti in piazza davanti a un palco o a un maxischermo, per ore, senza servizi e senza possibilità di dire la propria.  Quarto: stazione sciistica. Non c’era neve. E’ come andare al mare e non trovare il mare, e poi vi immaginate cosa sarà stata via Medail a Bardonecchia ? Quinto: Viaggio all’estero. Mica tutti possono permetterselo (la più prestigiosa crociera variava dai 50 ai 350 milioni).
Volevo qualcosa che mi divertisse e non mi annullasse nella massa, teleguidata o no. Anni fa (i bimbi avevano otto anni) con tre amici e relativi figli partii alle 21 per Piossasco e a piedi lungo la bella strada della pineta tra il biancore della neve e l’ondeggiare dei pini in due ore fummo in vetta al monte San Giorgio, soli, con tutti i paesi illuminati ai nostri piedi e i bimbi che saltavano felici fugando con le pile le ombre misteriose del sottobosco. Ci divertimmo un mondo, ma le cose belle
non sempre si possono ripetere, così, moglie consenziente e partecipe, decidemmo di invitare un po’ di amici a casa nostra, amici veri, quelli che guardandoli negli occhi puoi leggere tutta la sua e la tua vita. Lavorammo, mica da ridere, tre giorni per preparare qualcosa di gustoso e originale, tirammo giù il servizio bello che avremo usato tre volte nella vita, lucidammo la casa e la serata fu bella, di un bello normale, senza stravaganze ma calda di amicizia. E venne il primo gennaio,  un giorno come gli altri. Nella vita non cambia mai nulla ed ogni giorno bisogna lottare per vivere. Mio padre che era del 1893, mi raccontava che il capodanno del 1900 fu un flop. A parte i matti e i vati della fine del mondo non successe nulla, e la gente il giorno dopo tornò tranquilla a lavorare, con la differenza che allora si lavorava anche alla domenica mattina.


Finalmente ho scoperto che cosa mangiò Gesù nell’ultima cena. In tutti i dipinti di quella cena i piatti sono vuoti ma Gesù oltre a scroccare cene a destra e a manca qualche soldo doveva pur averlo. I Remagi l’oro glielo avevano pur portato (nessuno parla mai di quell’oro) e se non l’aveva utilizzato tutto suo padre per ampliare la segheria qualcosa doveva pur essere rimasto al di là delle elemosine. Dunque: per primo gazpacio andaluso o pappa col pomodoro. E’ ben evidente il rosso nei piatti dell’ultima cena della chiesetta bizantina di San Pietro ad Otranto, ma i pomodori non c’erano ancora perché l’America da cui provengono non era ancora stata scoperta. Sarà stata una minestra ricca di peperoncino o di harissa, ubiquitaria nel bacino mediterraneo. Per secondo coniglio: l’ho scoperto al Museo Catalano di Barcellona dove in una pala del Maestro di Sixena del 1300 a centro tavola troneggia un coniglio arrosto. Giovanni dorme ma Giuda è il primo ad allungare una mano verso il coniglio, e allora il pittore in sovrapposizione alla sua veste dipinse un diavoletto nero, certo per i trenta denari, ma forsanche per il peccato di gola.


 


 

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