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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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La "compliance"


Nell'ottobre scorso ho partecipato a Firenze al congresso nazionale sull'ipertensione e fra i molteplici studi presentati uno in particolare mi ha colpito: quello sulla compliance.
Compliance è un termine oscuro che sta ad indicare l'accettazione e l'aderenza di un paziente ad una terapia prescritta, e sorprendentemente è emerso che negli ipertesi questa è appena del 76 %.  Le mancate assunzioni dell'ipotensivo si hanno nei fine settimana o quando si ha un mutamento nel ritmo di vita, ma anche per autoriduzione della posologia, specie se compaiono effetti indesiderati, con alti rischi perché in terza giornata cessa ogni effetto ipotensivo e le possibilità di ictus aumentano. La compliance aumenta con la durata del trattamento (oltre i cinque anni) e con l'avanzare dell'età (oltre i 65 anni) ed è anche legata al profilo psicologico: gl'individui fiduciosi ed attivi hanno una compliance migliore, gli ansiosi ed i depressi peggiore. Per converso si è visto che le monosomministrazioni sono le più facili da seguire, come i cerotti medicati long time, perché in pazienti in genere plurimedicati non è sempre facile ricordarsi di tutte le compresse da assumere.
Ho ripensato allora ai diabetici e alla possibilità che si verificasse anche in loro una scarsa compliance.
Certamente vi è una scarsissima compliance per la dieta che resta sempre obbligatoriamente il punto di partenza per ogni terapia ipoglicemizzante, ma anche per gli iporali non credo che andiamo oltre un 75% di compliance. Ho degli amici diabetici che quando vengono a cena da me dimenticano regolarmente di portarsi la pastiglia e penso che ciò avvenga anche nei week end, nei viaggi, in ferie: il diabete non dà dolore e senza questo potente stimolo è facile scivolare nella trascuratezza. Il dimenticare di assumere il medicinale per un diabetico non è così grave come per un iperteso, la glicemia salirà un po' e qualche segno, come la poliuria, potrebbe anche farci ricordare di lui: sarà poi l'emoglobina glicosilata a rivelare che c'è stato qualche errore nei mesi precedenti.
Capita anche di vedere come in occasione di strappi alimentari il diabetico tenda ad aumentare il dosaggio dell'iporale, inutilmente, perché solo qualche unità d'insulina in più potrebbe bilanciare l'eccesso di carboidrati  di un pranzo di nozze, ma capita anche di trovare prescritti dosaggi eccessivi, quattro e più compresse al dì, compresse che, se contengono biguanidi , in precarie condizioni renali o cardio respiratorie potrebbero portare verso l'acidosi lattica.
Per gli insulinodipendenti, specie se giovani, penso invece che la compliance sia migliore. Ormai l'istruzione, fornita dal diabetologo o autoappresa, è capillare e rende tutti consapevoli della serietà del problema e della severità delle complicanze ( negli ipertesi solo un 41% ha una buona conoscenza della malattia).
 E' più facile che si commetta l'errore della doppia somministrazione come ci telefonano a volte i pazienti spaventati (basta prendere un po' di zucchero per annullare l'errore) o che si esageri nell'aumentare volutamente i dosaggi. Abbiamo alcuni perfezionisti che rincorrono i 100 mg. di glicemia  e allora, in base a cinque glicemie giornaliere,  variano continuamente il dosaggio insulinico, con buoni risultati, ma con un ben più alto rischio di ipoglicemie severe che già di norma ricorrono da una a due volte all'anno. Può anche accadere che l'insulina non la si faccia proprio: mesi fa ho ricoverato un signore che, pur se insulinizzato da un anno, continuava ad avere un 15% di emoglobina glicosilata. Messo alle strette confessò che l'insulina lui non l'aveva proprio mai fatta, ma ognuno è padrone della propria vita e non è obbligatorio curarsi.
Ma la compliance ormai in diabetologia è un'idea superata. Con l'autogestione il diabetico sa come comportarsi, cosa deve fare e come curarsi, e il medico specialista è solo un consigliere. I giovanotti che da bimbi furono ospiti del Diabetarium di Torre di Palidoro mi hanno raccontato che per ottenere delle glicemie più accettabili bagnavano la striscia di Dextrostix  con la saliva prima che col sangue, così facevano bella figura. Ora non lo fanno più, sono cresciuti. D'altra parte il medico non può essere un carabiniere, anche se a volte perdo ancora le staffe quando pazienti di più di cento chili giurano che alla sera mangiano solo una foglia d'insalata.


 


 

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