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Scritto da raffaele. Postato in Racconti

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BELVEDERE MARITTIMO



Nell'ottobre scorso a Belvedere Marittimo, Cosenza, profondo sud, si è tenuto il decimo congresso dell'Associazione Medici Diabetologi e mi sembra doveroso commentarlo. Commentarlo ma più che altro trarne qualche deduzione pratica per me e per i diabetici al di là delle ricerche puramente speculative che solo dopo molti anni avranno un riscontro pratico, o delle applicazioni pionieristiche, come i trapianti di pancreas, validi nonostante le loro limitazioni ma certo improponibili alla massa dei diabetici.
Tra l'alternanza degli obiettivi della diabetologia a Belvedere si è parlato con insistenza di cuore, ipertensione, obesità e arteriosclerosi in rapporto al diabete, indirizzo che si è poi riproposto quest'anno nei congressi regionali di AMD e SID.
Già si sapeva  che un eccesso ponderale aumenta il rischio di morte, da due a dodici volte per le grandi obesità con indice di massa corporea superiore a 35. Nel diabetico obeso per di più si ha in genere un'insulinoresistenza con una ridotta ossidazione del glucosio, un suo minor utilizzo e una ridotta termogenesi il che spiega come sia difficile dimagrire per un obeso. L'insulino resistenza obbliga il pancreas a produrre  più insulina (o se la si inietta ad aumentarne il dosaggio) con un aumento del rischio coronarico per una probabile azione  aterogena dell'insulina sulla parete arteriosa, un aumento dei trigliceridi e un calo del colesterolo HDL. Se a ciò aggiungiamo una pressione diastolica (la minima) superiore a 90 millimetri di mercurio e un colesterolo elevato (ed è già pericoloso a 180 mg. anche se i laboratori danno 200mg. come valore normale) si capisce come i rischi vascolari aumentino proporzionalmente. Il colesterolo in eccesso provoca inoltre una risposta vasocostrittrice dell'endotelio (la pellicina che riveste la parete interna delle arterie) con aumento di rischio di cardiopatia ischemica, e a ciò concorre anche un aumento del fibrinogeno, un vecchio parametro che va sorvegliato con più attenzione. Già una riduzione del colesterolo totale del 10% riduce la mortalità di un 20% Ciò è dovuto all'aumento dell'HDL,il colesterolo buono, che deterge le placche sclerotiche delle arterie dal colesterolo totale impedendo che le placche stesse, accrescendosi, si rompano e provochino coi loro frammenti dei microtrombi. E' chiaro quindi che il nostro impegno deve mirare a ridurre l'obesità, a controllare la pressione arteriosa, a ridurre la dislipidemia ma ciò non è sempre facile, perché se vi sono dei diabetici ossessivi nel seguire i più fini controlli ve ne è un gran numero che nemmeno si sogna di fare un minimo di dieta.
E' pur vero che alla fine di qualcosa bisogna morire e, sconfitte le vecchie malattie infettive (per l'AIDS bisogna avere l'età) si morirà di tumore o di vasculopatia, ma la prevenzione ci permetterà di allungare la spettanza di vita e la qualità di questa. E' ben diverso morire d'infarto a 45 anni o di qualunque cosa a 85.
Dalle varie relazioni è poi emerso un altro punto importante: l'istruzione. Il professor Bruni non c'era ma avrebbe certo sorriso a veder perorare programmi d'istruzione che lui attuava già ventanni fa. Noi l'istruzione ai diabetici l'abbiamo attuata a tutti i livelli, dalle conferenze in sede o nei paesi del circondario, dalle riunioni di gruppi selezionati di diabetici invitati personalmente, dagli audiovisivi proiettati in riunioni apposite o routinariamente durante l'attesa in ambulatorio, dalle gite per diabetici dove passeggiando possono emergere problematiche altrimenti non rivelate, alle riunioni informative per i medici di base del territorio. Ci mancano i campi scuola e i soggiorni per anziani, ma tutte queste metodiche le abbiamo abbandonate, anche per mancanza di tempo, privilegiando l'istruzione individuale (che io ritengo la più valida) offerta a piccoli bocconi ad ogni incontro e commisurata alla capacità e alla voglia di apprendere del singolo. Certo conversare col diabetologo 10-15 minuti ogni tre mesi è poco, io spendo molto più tempo ogni mese dal mio parrucchiere, ma è pur qulcosa. Il nuovo indirizzo delle USSL che tende a rinviare ai medici di base i non insulinodipendenti riservando le cure dei centri per gli insulinodipendenti e per le complicanze per me è sbagliato, perché come l'occhio del padrone ingrassa il cavallo così l'occhio del diabetologo motiva e responsabilizza maggiormente il diabetico.
Ma a Belvedere Marittimo ciò che ci ha lasciati tutti attoniti e muti è stato un intervento del ministro della sanità del Congo, dr. Jean Mouyabi e dell'endocrinologo prof. Henri Mbandinga, che, senza chiedere aiuti, hanno semplicemente illustrato la situazione della diabetologia nel loro paese. Il diabete mellito è una malattia cronica che non guarisce e quindi è stato abbandonato privilegiando la cura delle malattie infettive, del paludismo e della malaria. Lo stato non compra né fornisce l'insulina (che a borsa nera costa sulle 100000 lire al flacone) e chi è veramente insulinodipendente è condannato a morire. A me è venuto il dubbio che il badget per gli armamenti fosse leggermente superiore a quello della sanità, e il dubbio che il Congo quando era colonia belga non fosse così mal ridotto, ma la libertà ha un alto prezzo. Dati statistici: un solo centro di diabetologia a Brazaville, la capitale, e poi niente. La gente ha la convinzione che il diabete porti alla morte e solo con la medicina popolare e i pellegrinaggi ai santoni si può sperare in un miglioramento.
Natimortalità in diabetiche 47% (noi 5%) con morte della madre nel 27% dei casi (noi 2,3%). Macrosomia fetale 24% (noi   ). Tasso di mortalità per coma diabetico chetoacidosico 26,5% (noi 1%).
Noi giochiamo con le penne e gli aghi sempre più fini e coi reflettometri sempre più piccoli e pratici mentre lì si muore, ma non sono soli. I quattro quinti della popolazione mondiale non ha accesso all'insulina. Un diabetico russo giuntoci in coma anni fa ci diceva che nel suo ospedale a Mosca c'era un solo reflettometro.
Che fare allora? Andare in pensione e poi andare in Congo a lavorare. Per ora accontentiamoci di dire: com'è facile essere diabetico in Italia! 


 


 

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