Second skin

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in Estetica

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Nei laboratori del Mit di Boston è nata la pelle che fa sembrare giovani

L’opportunità è nata al Massachusetts Institute of Technology dopo nove anni di test. Si chiama non a caso «Second Skin», seconda pelle, e non è solo una maschera, di quelle che ricordano le facce sintetiche di «Mission Impossible». Promette anche di avere prospettive terapeutiche.
A spiegarne il segreto è Robert Langer, che a Boston ha sviluppato un polimero in grado di mimare le proprietà dell’epidermide di un giovane: elastico e riflettente, si applica sul viso cosparso di una speciale crema. Il «film» così ottenuto è iper-sottile e permette alla pelle sottostante di respirare. Per almeno 24 ore si indossa senza problemi e con un enorme sollievo psicologico. Si è sempre se stessi, senza il rischio di sfigurarsi nei modi ridicoli di certe manipolazioni chirurgiche. L’effetto di ringiovanimento, secondo il team americano, è stupefacente. Scompaiono le rughe e le famigerate borse sotto gli occhi si attenuano, ma i lineamenti non si alterano. È come se ci si fosse limitati a dare una ritoccatina all’orologio biologico. Molto «soft».

L’industria multimiliardaria dell’eterna giovinezza, d’ora in poi, avrà una nuova arma: sebbene non ancora approvata dalla Food&Drug Administration (l’ok dell’ente federale sarà indispensabile nel caso «Second Skin» sia venduta come cosmetico), la «maschera» potrebbe arrivare presto sul mercato Usa. Al Mit si sostiene che l’utilizzo migliori la pelle «originale», agendo sul collagene e sulle fibre di elastina. In attesa delle prove definitive il team confessa di non avere ancora preso la decisione definitiva: «Second Skin» diventerà anche una cura contro eczemi e psoriasi?


 


 

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