Morbo di Parkinson

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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Cure
Non esistono cure che portino alla remissione della malattia e, ad oggi, gli unici trattamenti esistenti sono utili per controllare i sintomi, quasi sempre fortemente invalidanti.
I trattamenti farmacologici sono i più utilizzati anche se, in casi in cui la malattia è particolarmente avanzata, è possibile rivolgersi alla chirurgia.
Con il trattamento farmacologico si può ottenere un significativo miglioramento della sintomatologia. Nel corso del tempo, tuttavia, i vantaggi spesso diminuiscono o diventano meno evidenti, anche se i sintomi, in genere, continuano a essere abbastanza ben controllati.
La terapia iniziale con L-Dopa è molto efficace ed è oggi la più utilizzata, soprattutto in combinazione con carbidopa che impedisce che la levodopa venga convertita in dopamina prima che raggiunga il cervello.
Gli effetti di questo farmaco tendono però a diminuire con il tempo, provocando il cosidetto effetto “on-off”, con effetti altalenanti a volte apprezzabili ed a volte non apprezzabili. Questo effetto comporta varie revisioni del dosaggio del farmaco che, se assunto a dosaggio elevato, può provocare dis-cinesia, cioè la comparsa di movimenti involontari.
Anche gli agonisti della dopamina sono spesso utilizzati nel trattamento del Parkinson. A differenza della levodopa, questi farmaci non sintetizzano dopamina ma ne imitano gli effetti. Sono meno efficaci della L-Dopa, tuttavia durano a lungo e possono essere utilizzati in combinazione per diminuirne gli effetti “on-off”.
Un altro svantaggio degli agonisti della Dopamina è che hanno effetti collaterali anche gravi, che comprendono tanto allucinazioni e sonnolenza che comportamenti compulsivi, sia nella sfera sessuale che nella sfera sociale.
Un’altra strada terapeutica prevede l’utilizzo di farmaci inibitori della MAO-B . La MonoAmminoOssidasi è un enzima che metabolizza la dopamina. Non possono essere usati in combinazione con antidepressivi.
Trattamento chirurgico
La chirurgia cerebrale è utilizzata con per pazienti con progressione avanzata della malattia che hanno risposte instabili al trattamento farmacologico.
L’intervento utilizzato è la stimolazione cerebrale profonda, conosciuta come DBS dall’inglese Deep Brain Stimulation. Con questo intervento vengono impiantati degli elettrodi in una parte specifica del cervello. Gli elettrodi sono collegati a un generatore, inserito vicino alla clavicola, che inviando impulsi elettrici al cervello può ridurre i sintomi della malattia di Parkinson.
Anche questo sistema non è privo di complicanze, a partire dai rischi chirurgici fino alle regolazioni necessarie per renderlo funzionale, diverse da paziente a paziente. Tuttavia, la DBS è in grado di stabilizzare l’effetto on-off della Ldopa e ridurre la discinesia, il tremore e la rigidità muscolare.

 


 


 

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