Morbo di Parkinson

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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Si può prevenire?
Dal momento che i fattori scatenanti del Parkinson restano sconosciuti, non ci sono indicazioni ufficiali su come prevenire questo male. Diversi studi, tuttavia, sembrano suggerire alcune possibili azioni di tipo preventivo. L’esercizio fisico aerobico, eseguito quotidianamente, avrebbe – secondo i risultati di uno studio di ricercatori texani – un’azione positiva nel prevenire la malattia e contrastarne la progressione.
La ricerca, effettuata su animali di laboratorio, ha dimostrato che il cervello di soggetti fisicamente attivi ha un contenuto di dopamina significativamente maggiore dei sedentari, anche dopo l’infezione da parte di una neuro-tossina che ne aveva parzialmente danneggiato la struttura.
Anche la caffeina, stando ai risultati di diverse ricerche, quella più recente è dell’Università di Montreal, potrebbe ridurre il rischio di contrarre il morbo, oltre ad avere un buon effetto sulla riduzione dei tremori.
Come si diagnostica?
La diagnosi iniziale è piuttosto difficile e il sospetto di Parkinson nasce, di solito, dalla valutazione preliminare del medico di base che invia il paziente a un controllo da un neurologo specialista dei disturbi del movimento.
Per diagnosticare il morbo di Parkinson il medico esegue un’attenta anamnesi neurologica seguita da un esame. Non esistono test diagnostici standard per questa malattia, così la diagnosi si basa sulle informazioni cliniche fornite dal paziente e sui risultati dell’esame neurologico. L’esame è effettuato con un’attenta analisi dei movimenti, della presenza di rigidità muscolari degli arti, del tipo di camminata, dell’espressione del viso e dell’equilibrio.
Questi test servono soprattutto a escludere il sospetto di altre malattie che imitano il morbo di Parkinson, l’ictus o l’idrocefalia, ad esempio. In realtà, in molti casi, soprattutto lievi, anche un neurologo esperto può avere difficoltà a confermare la diagnosi, perché ci sono diverse condizioni neurologiche che producono un sintomatologia simile al Parkinson.
In alcuni casi, la diagnosi può essere confermata grazie alla somministrazione di L-Dopa (levodopa), un amminoacido intermedio nella sintesi della dopamina che ripristina, temporaneamente, i livelli di dopamina cerebrali ed è il trattamento farmacologico d’elezione nella terapia del Parkinson. Una risposta positiva alla somministrazione di L-Dopa può confermare la diagnosi.
Ad oggi, non esistono ancora test diagnostici standard per il Parkinson per la mancanza di adeguati marcatori biologici rintracciabili tramite esame del sangue. Il miglior test oggettivo per la diagnosi del Parkinson è possibile solo con speciali tecniche di scansione del cervello in grado di misurare il sistema della dopamina e il metabolismo cerebrale. Ma queste prove sono eseguite solo in centri specializzati di diagnostica per immagini, ancora pochi e dai costi molto elevati.


 


 

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