Diabete terapia alimentare

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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Diabete di tipo 1 e 2: una “terapia alimentare” (carboidrati, indice glicemico, fibre e raccomandazioni)
I recenti studi alla base delle raccomandazioni ADA suggeriscono che i carboidrati non debbano essere esclusi dalla TMN per i diabetici, specialmente se assunti da cereali integrali, frutta, verdura e latte magro.
Molti studi hanno, infatti, confermato che la dieta a basso indice glicemico non porta particolari benefici ai pazienti diabetici.
L’indice glicemico degli alimenti è il valore riferito agli alimenti che contengono carboidrati, che indica la velocità con cui aumenta la glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue) in seguito all’assunzione. Dipende, soprattutto, dalla velocità di digestione e assorbimento. La lista dell’indice glicemico è stata elaborata tra il 2003 e il 2008. L’indice glicemico viene espresso in percentuale rispetto alla velocità con cui la glicemia aumenta, dopo l’assunzione di glucosio o pane bianco, che hanno per convenzione indice uguale a 100.
Se il valore è inferiore a 55 l’alimento è a basso indice glicemico. Fra i 56 e i 69 si collocano invece i cibi a medio indice glicemico, mentre numeri superiori a 70 sono relativi agli alimenti con elevato indice glicemico.
L’indice glicemico, di per sé, non è un valore indicativo perché influenzato da un certo numero di fattori, a partire dalla quantità di carboidrati, dal tipo di zucchero, dalla natura dell’amido, dalla cottura, dalla trasformazione alimentare e dall’eventuale contemporanea assunzione di altri alimenti.
Il digiuno e le concentrazioni di glucosio pre-prandiali, la gravità di intolleranza al glucosio sono altri fattori che influenzano la risposta glicemica. Numerose indagini effettuate su pazienti, sia in ambienti controllati che nelle normali situazioni di vita, hanno dimostrato che è soprattutto la quantità di carboidrati ad avere incidenza sulla risposta glicemica, non la loro varietà. In altri termini, non ci sono amidi o zuccheri migliori o peggiori ed è sopratutto la quantità totale di carboidrati assunti con i pasti e i fuoripasto a essere importante ai fini del controllo della glicemia.
D’altra parte, numerosi studi su soggetti con diabete di tipo 1 mostrano una forte relazione tra la dose di insulina pre-pasto e la risposta post-prandiale rispetto al contenuto totale di carboidrati del pasto. Pertanto, le dosi di insulina pre-prandiale devono essere regolate sulla base del contenuto di carboidrati che verranno assunti con il pasto. Per gli individui a cui vengono somministrate dosi fisse di insulina, sarà la dieta giornaliera a dover essere coerente con il dosaggio insulinico, nella quantità di carboidrati presenti.
La scelta di mantenere presente un certo livello, controllato, di carboidrati, è confermata anche dai concomitanti studi sulle diete a basso indice glicemico. Infatti, anche se le diete a basso indice glicemico possono ridurre la glicemia postprandiale, non è stata stabilita la capacità delle persone di mantenere queste diete a lungo termine (e quindi realizzare il beneficio glicemico). Non ci sono, inoltre, prove convincenti di un reale beneficio e anche se tutti concordano sul fatto che i carboidrati hanno diverse risposte glicemiche, i dati disponibili non forniscono risultati univoci e convincenti.
In conclusione, e allo stato attuale, gli eventuali effetti a lungo termine sulla glicemia e sui lipidi delle diete a basso indice glicemico, quindi prive di carboidrati, sembrano essere modesti.
L’assunzione di alimenti ad alto contenuto di fibra è, invece, fortemente consigliata. Prevedere nella dieta una varietà di cibi contenenti fibre, come i cereali integrali, frutta e verdura è parte importante della TMN. I primi studi a breve termine, condotti su un piccolo numero di soggetti con diabete di tipo 1 a cui sono state somministrate grandi quantità di fibre, hanno mostrato un effetto positivo sulla glicemia.
Le raccomandazioni dell’equipe nutrizionista sono, quindi, così riassumibili:
* Gli alimenti che contengono carboidrati da cereali integrali, frutta, verdura e latte magro dovrebbero essere inclusi in una dieta sana.
* Per quanto riguarda gli effetti glicemici di carboidrati, la quantità totale di carboidrati in pasti o spuntini è più importante della loro fonte o tipo.
* Il saccarosio non aumenta la glicemia in misura maggiore rispetto quantità isocaloriche di amido, quindi gli alimenti contenenti saccarosio non hanno bisogno di essere limitati per le persone con diabete; tuttavia sono consigliabili assunzioni di carboidrati da altre fonti.
* Gli individui sottoposti a terapia insulinica intensiva dovrebbero adeguare le proprie dosi di insulina pre-prandiale in base al contenuto di carboidrati dei pasti. Anche se l’uso di alimenti a basso indice glicemico può ridurre l’iperglicemia postprandiale, non ci sono prove sufficienti di benefici a lungo termine per raccomandare l’uso di diete a basso indice glicemico come strategia terapeutica.
* Il consumo di fibra alimentare deve essere generalmente incoraggiato. Ai pazienti diabetici è raccomandata l’assunzione delle stesse quantità di fibre dei soggetti non diabetici.
* Relativamente alle quantità, gli esperti suggeriscono che carboidrati e grassi monoinsaturi insieme dovrebbero fornire il 60-70% dell’apporto energetico, anche se il profilo metabolico personale e la necessità di perdita di peso devono essere considerati quando si determina il contenuto di grassi monoinsaturi nella dieta.


 


 

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