Longevita' e batteri

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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batterio

Scienziati russi decodificano il Dna di un batterio e

scoprono i codici della “longevità e fertilità”

In un articolo tratto dal quotidiano russo The Siberian Times (link articolo), si parla di una scoperta straordinaria, se poi sarà confermata. Gli scienziati russi hanno decodificato il Dna di un batterio che prosperava nell’antico permafrost e adesso stanno cercando di capire quali geni gli hanno fornito la sua straordinaria longevità.

Il progetto sta inoltre iniziando a studiare un inspiegabile effetto positivo che il batterio ha sugli organismi viventi, in particolare sulle cellule del sangue, i topi, i moscerini della frutta e le colture. Il professor Sergey Petrov, capo ricercatore del centro scientifico di Tyumen, ha dichiarato: «In tutti questi esperimenti, il Bacillus F ha stimolato la crescita e anche il rafforzamento del sistema immunitario. Anche gli esperimenti sui globuli bianchi e i globuli rossi umani sono stati molto positivi».

I batteri sono stati originariamente trovati nel 2009 sul Mamontova Gora (Montagna del mammut) nella Repubblica siberiana di Sakha, conosciuta anche come Yakutia, dal dott. Anatoli Brouchkov, capo del dipartimento di geocriologia presso l’Università statale di Mosca. Dei batteri simili sono stati scoperti dallo scienziato siberiano Vladimir Repin nel cervello di un mammut a pelo lungo conservatosi nel permafrost.

Abbiamo condotto molti esperimenti sui topi e i moscerini della frutta e abbiamo visto un effetto durevole dei nostri batteri sulla loro longevità e fertilità», ha dichiarato il dott. Brouchkov. «Tuttavia, non abbiamo capito ancora come esattamente funziona. Infatti, per esempio non sappiamo esattamente come funziona l’aspirina, ma lo fa. Lo stesso vale qui: non possiamo capire il meccanismo, ma vediamo l’effetto»

Descrivendo le scoperte come una «cosa sensazionale per la scienza» e un «elisir della vita», l’epidemiologo di Yakutsk, il dott. Viktor Chernyavsky ha detto: «Il batterio durante la sua vita rilascia delle sostanze biologicamente attive, che azionano lo stato del sistema immunitario degli animali da laboratorio». Come risultato: «Non solo i topi anziani hanno iniziato a ballare, ma hanno anche iniziato a fare dei cuccioli».

Se la stessa sostanza fosse somministrata alle persone, potrebbe causare un miglioramento significativo della loro salute, portando alla scoperta di «un elisir della vita», come ha dichiarato il dott. Chernyavsky.

Sono state fatte numerose dichiarazioni riguardo le potenzialità delle tre specie differenti di batteri ritrovati nel permafrost, tra le quali l’abilità di ringiovanire gli esseri viventi. Un’altra è l’eventuale sviluppo di organismi capaci di distruggere le molecole di petrolio trasformandole in acqua, con la possibilità che un giorno possa essere creato un nuovo sistema per ripulire le maree nere. Una terza specie di antichi batteri sono capaci di eliminare le molecole di cellulosa.

Il dott. Brouchkov ha dichiarato: «Abbiamo completato la decifrazione del Dna del Bacillus e, cosa più importate, abbiamo completamente ristrutturato la sequenza dei geni che conteneva. Questo lavoro era in corso da diversi anni ed è stato completato alla fine dello scorso anno. Adesso stiamo affrontando il compito più complicato — tentare di scoprire quale gene conferisce la longevità al batterio e quali proteine stanno proteggendo dai danni la struttura del Dna».

«Vogliamo capire i meccanismi della protezione del genoma, il funzionamento dei geni. La questione chiave è cosa conferisce la vitalità a questo batterio, ma capirlo è complicato quanto individuare quali geni umani sono responsabili per il cancro e il metodo per curarlo. La portata e la complessità della questione sono quasi uguali».

Ha affermato che il batterio è sopravvissuto per milioni di anni nel ghiaccio siberiano. «Per affermare l’età esatta del batterio, abbiamo bisogno di datare le rocce del permafrost e questo non è così semplice», ha affermato. «Non esistono dei metodi esatti per datare il permafrost, ma abbiamo delle solide ragioni per credere che sia alquanto antico».

«Anche adesso la Siberia orientale non è un luogo caldo e 3.5 milioni di anni fa era piuttosto fredda. Aveva già quasi la stessa temperatura che ha attualmente. Ovvero, noi reputiamo che questo permafrost si sia formato 3.5 milioni di anni fa. E crediamo che i batteri non poterono penetrare lo strato più antico da quelli precedenti attraverso il permafrost. Questo batterio è stato isolato dal mondo esterno nel ghiaccio, per questo siamo abbastanza sicuri che sia rimasto nel permafrost per così tanto tempo. Tuttavia, stiamo ancora lavorando per provarlo».


 


 

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