Bimbi

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in Alimentazione

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Abitudini alimentari dai 2 ai 3 anni

A 2 anni il bambino comincia a diventare autonomo e indipendente cercando di acquisire sempre nuove competenze e abilità. È una fase in cui vorrebbe fare tutto da solo e in cui pronuncia spesso la tanto temuta parola "NO" che usa per mettere alla prova la sua e l'altrui resistenza.

Questi rifiuti spesso si proiettano anche sul cibo mandando i genitori in crisi e mettendoli ai fornelli più del dovuto (se non vuole questo proviamo con quell'altro) impauriti dal rischio che il figlio non si nutra abbastanza.

Spesso i genitori cadono nell'errore di premiare il bambino con il suo cibo preferito a fronte di un comportamento positivo, oppure perdono le mezzore ad inseguire il bambino in giro per casa mentre gioca o scappa per fargli finire un piatto di pasta o di carne o di quello che sia, oppure ancora lo obbligano a mangiare con la forza. Tutti questi modi di fare degli adulti contribuiscono ad alterare il rapporto che il bambino ha con il cibo.

Cosa fare dunque? Per aumentare il gradimento e l'accettazione di un dato alimento occorre ripetere la proposta almeno per 15 volte sempre con tono gioioso e propositivo non scoraggiandosi di fronte ai numerosi rifiuti.

A 3 anni l'ingresso nella scuola dell'infanzia segna un ulteriore cambiamento nell'alimentazione del bambino che resta a pranzo a scuola, prendendo maestre e compagni come punti di riferimento. In questa fase i bambini scoprono nuovi gusti e si affezionano o disaffezionano a determinati alimenti sempre nell'ambito dell'importante socializzazione scolastica. I genitori devono informarsi su cosa i propri figli hanno mangiato a scuola per proporre a cena un pasto complementare che permetta loro di variare l'alimentazione.

Dopo i 3 anni spesso i bambini cominciano ad esplorare anche i cibi cosiddetti "spazzatura". In questa fase è compito dei genitori scoraggiare quanto più possibile questi comportamenti alimentari proponendo loro alimenti sani e fatti in casa rendendoli più appetibili con frasi quali "questo è un piatto da grandi" oppure il classico "questo ti fa diventare forte" facendogli vedere che anche i genitori lo mangiano con gusto.


 


 

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