Counsellor

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in EDUCAZIONE

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La qualità della relazione: ascolto ed empatia


Sono rare le situazioni in cui si può essere veramente ascoltati, in cui l'altro è a nostra disposizione con tutto se stesso, senza interrompere, senza intervenire con commenti, giudizi, o con la testimonianza della propria esperienza. Offrire all'altro una totale attenzione, al di fuori dei contesti ordinari - in cui spesso si è vincolati da ruoli e convenzioni - è un privilegio che crea uno spazio in cui è possibile prima sfogarsi, esprimendosi liberamente,  e poi riformulare il discorso, il vissuto stesso, anche in altri termini.

 

L'ascolto del Counsellor non è un ascolto passivo, bensì un prestare attenzione ai messaggi verbali e non verbali, ai sentimenti e ai pensieri espressi dal Cliente; è ascoltare ciò che lui dice, il modo in cui lo dice e anche ciò che non dice.

È un ascolto che accoglie, è un modo silenzioso di far sentire all'altro che "va bene così com'è". Spesso le persone imparano fin da bambine a nascondere il proprio mondo personale "per proteggersi dall'essere incompresi, umiliati o maltrattati" - ricorda il prete psicologo Adrian Van Kaam - mentre nel Counselling si crea uno spazio in cui è possibile esporre la propria sensibilità, la vulnerabilità, in cui ritrovare i propri valori, il proprio progetto di vita.


L'ascolto richiesto al Counsellor è un ascolto sincero, partecipato, non un ascolto tecnico trincerato dietro l'obiettivo di dover risolvere nell'immediatezza il problema esposto. Al Counsellor viene chiesto, almeno nella fase iniziale, di essere capace di aprirsi totalmente all'altro, mettendo momentaneamente a tacere pregiudizi, timori, aspettative, problemi personali. Senza interrompere, senza fare domande inopportune, senza interpretare, senza fornire soluzioni, sintonizzandosi sul linguaggio, sulla posizione, sullo stato d'animo dell'interlocutore, al punto di entrare in empatia con lui.

 

L'empatia (da empateia, passione) viene intesa come la comprensione dell'altro che si realizza immergendosi nella sua soggettività, senza sconfinare nella identificazione. Il terapeuta è capace di considerazione o accettazione positiva incondizionata verso il paziente, nella misura in cui sente di accettare ogni aspetto dell'altro, ogni sentimento - espresso o non espresso - sia quelli negativi, anormali che quelli buoni.

L'empatia è la capacità di cogliere e comprendere l'esperienza soggettiva del Cliente, mettendosi nei suoi panni, guardando le cose dal suo stesso punto di vista. Non è l'identificazione. Il Counsellor non deve mai perdere la consapevolezza della propria individualità e per quanto simile può essere il vissuto del Cliente dal proprio, non deve mai cedere alla tentazione di sovrapporre le due esperienze e di rinunciare alla dovuta obiettività.


L'empatia è catalizzatrice del processo di crescita; sentendosi accolto, accettato, compreso, il Cliente può ricominciare ad avere fiducia in se stesso, può liberarsi  del peso che lo opprime e riuscire così a cogliere anche voci interiori più sottili, che possono già indicare una possibile via di soluzione, può scoprire in sé la capacità  di  relativizzare la  questione  che lo tormenta, e  vedere  le cose da un

diverso punto di vista, può trovare la forza di andare avanti nonostante il suo problema, può riaprirsi alla speranza e a una visione dinamica dell'esistenza e, in particolare, della sua situazione.


Viktor Frankl, neurologo e psichiatra austriaco, raccontava di una seduta di Counselling avvenuta in una città a lui straniera, con una donna che aveva insistito molto per incontrarlo. Durante tutto il tempo la donna aveva parlato con foga, aveva pianto e aveva sommerso lo psicoterapeuta con un fiume di parole in una lingua di cui Frankl non capiva quasi nulla. Egli si era limitato ad annuire e a essere emotivamente presente e solidale con la palese sofferenza delle donna. Anni dopo, in un ciclo di conferenze in quella stessa città, si reincontrarono, e la donna rivelò quanto fosse stato determinante e risolutivo per lei quell'incontro. Ciò si può spiegare secondo una prospettiva Gestaltica: in quell’incontro, in quella relazione, la donna si era sentita vista ed era stato visto e riconosciuto il suo dolore.

 

 

 
Caratteristiche del Counselling Gestaltico

 

Il Counselling Gestaltico deriva le sue linee di orinetamento dalla Psicoterapia della Gestalt (P.d.G.) che nasce agli inizi degli anni ‘50, dal lavoro di Fritz Perls (1893-1970), medico ebreo di origine tedesca, che, per sfuggire alle persecuzioni naziste, emigra  dapprima nel Sud Africa (nel ‘34) e successivamente  (nel ’46)  si  trasferisce a New York. Ed è proprio in America che fonda nel 1952 il Gestalt Institute of New York.

L’approccio della Psicoterapia della Gestalt trae spunto e si rifà ai concetti sviluppati in base alle ricerche nel campo della percezione svolte dagli psicologi della Gestalt, che dimostrano come l’uomo non percepisce le cose come elementi distinti e sconnessi, ma le organizza in insiemi significativi, mediante il processo percettivo. Da qui la visione olistica che si basa sul principio che il tutto è più grande o diverso della somma delle sue singole parti. L’insieme non è semplicemente il risultato di un accumulo di parti, ma piuttosto una propria unità intrinseca, una particolare struttura ed integrazione delle parti. Vedere la persona come una totalità più grande della somma delle sua parti significa vederla come composta da tutte le parti: corpo, mente, pensieri, sentimenti, immaginario, movimento.

Un altro fondamentale assunto della PdG  pone particolare attenzione a quello che la scienza definisce “processo omeostatico”. Tale processo governa le funzioni basilari della vita al fine di conservare l’equilibrio organismico e quindi la sua salute in condizioni variabili. Da esso discendono comportamenti coerenti e adeguati, atti a soddisfare i molteplici bisogni.

Normalmente l’organismo fa fronte a diversi bisogni che si manifestano simultaneamente, ma dal momento che può svolgere adeguatamente solo una funzione alla volta, deve operare una scelta entro una scala gerarchica di valori, seguendo uno schema che dà priorità al bisogno in primo piano (in “figura”), quello che preme con maggiore urgenza per il proprio appagamento, lasciando retrocedere temporaneamente nello “sfondo” gli altri.  La PdG descrive il funzionamento organismico come l’organizzazione di questa dinamica figura/sfondo.  La formazione di figure di interesse ci spinge a cercare un loro completamento nell’ambiente attraverso il comportamento, il cui effetto porta al conseguimento dell’autoregolazione, di un nuovo equilibrio del campo organismo/ambiente.

Il concetto di campo, fondamentale per la PdG, conduce all’idea che nessun individuo è separato dal “campo ambientale” in cui è inserito e di cui è parte.

Infatti il “campo totale” comprende sia l’organismo che l’ambiente, esso è costituito da due elementi che apparentemente sembrano separati, ma che in realtà esistono in uno stato di reciproca interdipendenza. Il comportamento dell’essere umano è considerato come funzione del campo totale, ed è influenzato dalla natura di tale rapporto. Nello specifico la Psicoterapia della Gestalt studia “come” funziona l’essere umano nel suo ambiente e cosa accade al confine del contatto tra i due elementi, dove hanno luogo gli eventi psicologici e l’esperienza. Le modalità di contatto o di resistenza al contatto con l’ambiente, il “come” il soggetto affronta e sperimenta questi eventi di confine, dà origine a emozioni, pensieri, azioni, e pattern comportamentali.

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Il contatto e il ritiro, l’accettazione e il rifiuto, costituiscono le funzioni più importanti della personalità totale, e derivano dalla capacità di discriminazione dell’individuo. Contatto e ritiro, in una struttura ritmica, sono parti del ciclo di contatto così come il sonno e la veglia sono parti di un ciclo più complesso, essi sono i mezzi per soddisfare i nostri bisogni, per continuare i processi costanti della vita stessa. Il “ciclo di contatto” o “ciclo dell’esperienza” può essere considerato una mappa generica di ogni episodio di contatto, di ogni esperienza, dove, seguendo un percorso a tappe, si sviluppa l’azione che, partendo da un bisogno porta alla soddisfazione.

Il Counsellor ad orientamento Gestaltico, che nella sua formazione ha appreso e fatti propri tali assunti, sarà in grado, all’interno della relazione con il Cliente, di condurlo alla consapevolezza cheè strumento principale di cambiamento personale per ristabilire il funzionamento totale e integrato dell'individuo.La consapevolezza è un processo continuo, accessibile in qualunque momento basato sul prestare attenzione alle sensazioni, alle percezioni anche corporee, per

comprendere ciò che i problemi, i disagi vogliono comunicarci. Il modo più semplice per prendere confidenza con la propria consapevolezza e iniziare ad utilizzarla è partire dal sentire di esserci nel presente e ciò può essere fatto proprio all’interno della relazione Counsellor/Cliente.

Il Counselling Gestaltico infine, si caratterizza per essere una modalità di intervento  sperimentale, piuttosto che verbale o interpretativa, attraverso la quale il Cliente può apprendere come vivere con consapevolezza nel presente. Egli può imparare a rivolgere la sua attenzione a ciò che fa, sperimenta o sente nel presente, nel qui-e-ora, diventando gradualmente consapevole dei suoi gesti, della sua respirazione, della sua voce, delle sue espressioni facciali, o dei suoi pensieri pressanti. Può altresì far riemergere a figura le sue intenzionalità di contatto e trovare le risorse per un nuovo adattamento creativo che gli permetterà di raggiungere un nuovo equilibrio.

 

 


 


 

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