Depressione post partum

Scritto da Marco Castellazzi. Postato in MEDICINA

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Scoperta una molecola che potrebbe far luce sulla depressione post-partum e suggerire terapie mirate contro questo disturbo che interessa molte neomamme. La scoperta potrebbe favorire la prevenzione della malattia e anche aprire la strada a terapie mirate. Dopo la nascita di un bebè tutte le donne vanno inevitabilmente incontro a cambiamenti di umore anche per il brusco calo nel loro organismo degli ormoni estrogeni che si verifica al parto. Per alcune neomamme, però, non si tratta solo di 'baby blues' ma di veri e propri episodi di depressione maggiore. La molecola 'Monoammina ossidasi A', un enzima 'forbice' che taglia molecole importanti per il benessere del cervello (serotonina e dopamina), se è presente nel cervello in elevate quantità, ne sarebbe la causa scatenante. In Italia, secondo i dati dell'Osservatorio nazionale per la salute della donna (Onda), sarebbero ogni anno 55-80mila (il 16%) le neomamme con depressione post-partum. E il dato potrebbe addirittura essere una sottostima perché ancora oggi molte non riconoscono di avere un problema o preferiscono non parlarne, non chiedendo aiuto e supporto ai familiari o ai medici. Gli studiosi tedeschi, che hanno riconosciuto la presenza di concentrazioni elevate dell'enzima nel cervello di donne che subito dopo il parto hanno manifestato un episodio depressivo, hano anche osservato che concentrazioni moderatamente elevate sono state invece riscontrate in donne che hanno riportato episodi di pianto ricorrente dopo il parto. Poiché l'enzima taglia serotonina e dopamina, due neurotrasmettitori importanti per sostenere l'umore, la volontà e la motivazione all'agire, è possibile che le sue elevate concentrazioni nel cervello di certe neomamme siano alla base della depressione post-partum. La scoperta potrebbe spiegare perché gli antidepressivi classici che aumentano i livelli di serotonina non sempre funzionano: la monoammina ossidasi A potrebbe comunque, essendo in eccesso, ridurre i livelli di serotonina innalzati dai farmaci. Poiché oggi già esistono farmaci inibitori di questo enzima forbice, in una fase successiva questa ricerca potrebbe portare a sperimentazioni cliniche per testarli su neomamme depresse. Più difficile è usare la molecola come elemento diagnostico perché, concludono gli esperti, per misurarne la concentrazione nel cervello servono test delicati e bisognerebbe trovare un analogo di questa molecola nel sangue o nella saliva.


 


 

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