Vaccino

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Arriva l'autunno e con esso inizia la stagione dell'influenza

Ecco le nuove linee guida per le vaccinazioni, gratuite anche quest'anno per le categorie più a rischio.


Vi attendiamo ( se nostri pazienti ) per l'inoculo gratuito ne abbiamo 550 per le suddette categorie.

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La stagione influenzale2015-2016 è alle porte, e negli ultimi giorni sono state pubblicate le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics’ (AAP) Committee on Infectious Diseases. Tutti i bambini dai sei mesi d’età in su dovrebbero ricevere il vaccino, spiegano gli esperti, e i dosaggi vanno rivisti perché dall’ultima stagione i ceppi virali che contiene sono cambiati: una dose se ne hanno già ricevute due o più con il vaccino influenzale trivalente/quadrivalente (prima del 1 luglio 2015), due dosi se nella precedente immunizzazione ne hanno ricevute meno di due.
E intorno ai bimbi? Le raccomandazioni AAP riguardano anche categorie a rischio come il personale sanitario che lavora nelle strutture o con assistenza domiciliare e che ha diretto contatto con i pazienti, tutti i lavoratori che si trovano a stretto contatto con i bambini (dal personale scolastico alle baby-sitter) e le donne in gravidanza, che stanno considerando una gravidanza, quelle che allattano e/o si trovano nel periodo postparto durante la stagione dell’influenza. I bambini allergici alle uova possono ricevere il vaccino senza particolari cautele, spiegano gli esperti: non è raccomandato fare il test degli allergeni prima dell’immunizzazione. Oggi, specifica il CDC statunitense, non tutti i vaccini (un esempio è il vaccino antinfluenzale Flublok) vengono prodotti per inoculazione in uova di gallina.
Le raccomandazioni statunitensi per anziani e donne in gravidanza (ma non quelle per i bimbi sopra i sei mesi ed entro i cinque anni d’età) corrispondono con quelle italiane.

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In Usa: “Tutti i bambini devono essere vaccinati contro l’influenza. Per i più piccoli, sotto i sei mesi d’età, e per quelli immuno-compromessi, è di importanza fondamentale che i membri della famiglia e la comunità che potrebbe interagire con loro ottengano l’immunizzazione in modo da proteggerli”, ha scritto via mail a Reuters Health la dottoressa Judith C. Shlay, direttore associato del Denver Public Health, in Colorado (su Scientific American .
E qui da noi?

Nel frattempo anche in Italia, che ogni anno impiega risorse importanti nella prevenzione e nella lotta all’influenza, sono state pubblicate le linee guida per la nuova stagione influenzale: “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2015-2016” , valide per la campagna che sta per iniziare e diverse per quanto riguarda la vaccinazione anti-influenzale dei bambini “sani”. Come si legge tra le pagine del documento, infatti:
«L’inserimento dei bambini sani di età compresa tra 6 mesi e 24 mesi (o fino a 5 anni) nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza stagionale è un argomento attualmente oggetto di discussione da parte della comunità scientifica internazionale, soprattutto a causa della mancanza di studi clinici controllati di efficacia. L’offerta di vaccinazione è raccomandata dalla Sanità Americana e Canadese e da pochi paesi della Comunità Europea (Gran Bretagna, Finlandia, Ungheria e Malta), e i dati disponibili, anche se non conclusivi, mettono in evidenza che livelli di copertura intorno al 50% in soggetti di età compresa fra 11 e 17 anni, permettono una riduzione complessiva del 54% delle ILI (influenza-like-illness), tuttavia ulteriori studi sono necessari per valutare l’impatto comunitario di tale intervento. Pertanto, allo stato attuale, non si ritiene necessario promuovere programmi di offerta attiva gratuita del vaccino influenzale stagionale ai bambini che non presentino fattori individuali di rischio. Pur in assenza di raccomandazioni per la vaccinazione dei bambini “sani” di età superiore a 6 mesi, qualora il loro pediatra optasse per tale scelta sono valide le stesse regole (dosaggio, n° di dosi) indicate per i bambini appartenenti ai gruppi di rischio»
Per le persone appartenenti alle categorie a rischio di complicanze severe e a volte letali e per coloro che svolgono “attività di particolare valenza sociale” il vaccino è gratuito e sostenuto dal Sistema Sanitario Nazionale. Tra i soggetti che invece non devono ricevere il vaccino ci sono i lattanti al di sotto dei sei mesi, chi stia affrontando una malattia acuta di media o grave entità (la somministrazione va rimandata a completa guarigione) e chi abbia già avuto una reazione allergica grave, un’anafilassi, a un componente del vaccino oppure alla somministrazione di una dose.

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Numeri dell’influenza e nuovi obiettivi
Quante persone muoiono ogni anno prematuramente a causa dell’influenza nell’Unione Europea? Circa 40.000 secondo i dati del Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC); il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli che soffrono di condizioni cliniche croniche di base. Tra le condizioni di rischio principale vi sono il diabete, le malattie immunitarie, le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie croniche.
Ogni anno il 4-12% della popolazione italiana è colpito dalle ILI (infuenza-like-illness), un dato che varia sensibilmente in base al virus influenzalecircolante e che viene rilevato attraverso Influnet, la rete di “medici sentinella” con 14 laboratori di riferimento su tutta la penisola, periodicamente riconosciuti dal NIC (il National Influenza Centre dell’OMS) per le attività di diagnostica e caratterizzazione di virus influenzali epidemici. Le linee guida per la nuova stagione influenzale sono state elaborate anche sulla base dei dati 2014-2015, che parlano di più di sei milioni di italiani colpiti. Sono stati registrati 485 casi gravi e 160 decessi, numeri importanti se confrontati con la stagione precedente (2013-2014) che ha visto 93 casi gravi e 16 decessi. L’85% dei casi gravi è stato segnalato da sette Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Puglia.
Ciò che ha preoccupato maggiormente il personale sanitario durante la scorsa stagione influenzale è stato il drastico calo delle vaccinazioni, complice l’enorme impatto mediatico che nel novembre 2014 hanno avuto le morti di alcuni anziani (almeno 11 i casi considerati “sospetti”, seppure l’EMA, l’Agenzia Europea del Farmaco, non abbia rilevato contaminazioni nei farmaci e l’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, abbia disposto il ritiro dei lotti in via cautelativa). Nessuna evidenza ha suggerito un nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino Fluad della Novartis e i decessi, ma l’impatto sull’opinione pubblica è stato comunque devastante.
“I vaccini sono una risorsa preziosa e insostituibile per la prevenzione dell’influenza stagionale e delle sue complicanze, che possono dare luogo a casi di intensità severa e colpiscono con frequenza maggiore in particolare gli ultra-sessantacinquenni e i pazienti affetti da condizioni croniche preesistenti”, questa fu la raccomandazione AIFA, che invitava a non farsi sfiduciare dagli eventi in assenza di un nesso stabilito. Raccomandazione (e tentativo di tranquillizzare gli italiani) che a quanto pare non è riuscita a sortire l’effetto sperato.
Quali sono gli obiettivi per la nuova stagione? L’OMS e il Piano nazionale prevenzione vaccinale (PNPV) del 2012- 2014 riportano, tra gli obiettivi di copertura per la vaccinazione antinfluenzale 2014-2015, il 75% come obiettivo minimo perseguibile e il 95% come obiettivo ottimale negli ultra-sessantacinquenni e in tutti i gruppi a rischio. Come già detto, nel nostro Paese i bambini “sani” fino ai cinque anni d’età non sono annoverati tra i soggetti più a rischio e sta alle famiglie decidere insieme al pediatra, valutando il loro singolo caso.
Cos’altro possiamo fare per tutelarci dal rischio, insieme alla vaccinazione, se apparteniamo alle categorie a rischio o come buone pratiche quotidiane? Una buona igiene è sempre ovviamente al primo posto, lavandosi le mani con acqua -e in mancanza d’acqua con i gel appositi-, evitando di andare al lavoro e uscire di casa se siamo malati, utilizzando le mascherine nel caso, mentre soffriamo di sintomi influenzali, ci capiti di dover frequentare un luogo in cui vi siano persone più o meno a rischio, ad esempio gli ambienti sanitari (come un ospedale o un ambulatorio medico).
La circolare vaccinale ricorda inoltre l’importanza di una corretta sensibilizzazione del personale sanitario, che a sua volta si impegnerà in una buona comunicazione nei confronti delle persone che ricevono il vaccino, in modo che siano informate e consapevoli.


siringa

Cose importanti da ricordare per noi (e per il personale che somministra i vaccini e deve informare i pazienti)
* Tra gli effetti collaterali più comuni dopo aver ricevuto il vaccino antinfluenzale ci sono reazioni locali (dolore, eritema, gonfiore) e reazioni sistemiche comuni come febbre, mialgie, malessere, che possono iniziare a 6-12 ore dalla somministrazione e durare uno o due giorni
* I test condotti all’Istituto Superiore di Sanità hanno confermato la sicurezza del vaccino antinfluenzale Fluad; per qualsiasi comunicazione relativa agli effetti indesiderati del vaccino (e di tutti i farmaci) è importante segnalarli tempestivamente al servizio di farmacovigilanza AIFA
* Il vaccino antinfluenzale non interferisce con la risposta immunitaria legata ad altre vaccinazioni, che si tratti di vaccini inattivati o di virus attenuati
* I vaccini antinfluenzali contengono solo virus inattivati o parti di questi, pertanto non possono essere responsabili di infezioni da virus influenzali
* Soprattutto nella stagione fredda infezioni respiratorie e sindromi con sintomi simili a quelli dell’influenza possono essere provocate anche da altri agenti batterici e virali, contro i quali il vaccino antinfluenzale non ha azione protettiva.


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( non fumare)

Le donne incinte devono vaccinarsi contro l’influenza oppure no?
Tutte le autorità sanitarie, dall’Organizzazione mondiale della sanità in giù, raccomandano fortemente la vaccinazione antinfluenzale per le donne in gravidanza. Teniamo presente che la donna che aspetta un bambino si trova in una situazione di stress fisico e il suo sistema immunitario non lavora in modo ottimale. Questo fa sì che una “semplice influenza” possa diventare più seria, con sintomi più pesanti o durata più lunga. E soprattutto c’è il rischio di complicazioni, come la sovrapposizione di infezioni batteriche, per esempio la polmonite, o l’aggravarsi di problemi medici preesistenti, come disturbi circolatori, che magari in condizioni normali non si manifesterebbero neppure. Alla fine, la donna rischia il ricovero o di dover prendere farmaci che tutto sommato sarebbe meglio evitare.

Vaccino sì, dunque. C’è un momento migliore per farlo?
In genere viene consigliato nel secondo o terzo trimestre di gravidanza.

Perché evitare il primo trimestre? Ci sono pericoli per il feto?
Tutti i dati a disposizione dicono che non ce ne sono, ma si preferisce aspettare in via cautelativa, soprattutto per evitare contraccolpi negativi sulle campagne di vaccinazione. Perché il primo trimestre è anche quello in cui è più probabile un aborto spontaneo o l’insorgenza di malformazioni e se questi eventi si verificano o si manifestano dopo una vaccinazione, c’è il rischio di attribuire al vaccino colpe che non ha, perché le cause sono altre.

I vantaggi del vaccino fatto alla mamma in gravidanza si estendono anche al bambino appena nato?
Certo, perché la mamma gli trasmette i suoi anticorpi, che rimangono attivi proprio nel momento in cui il bambino potrebbe essere scoperto, visto che la vaccinazione antinfluenzale è consigliata dopo i sei mesi di età.

Oltre a quello contro l’influenza, ci sono altri vaccini consigliati per le future mamme?
In Italia come in altri paesi sta acquistando sempre più importanza la vaccinazione contro la pertosse, in genere abbinata a quella contro tetano e difterite. Questo perché sono stati registrati negli ultimi anni alcuni casi di pertosse in bambini molto piccoli, con complicazioni anche fatali. E poiché i neonati in genere vengono infettati dai familiari, si consiglia la vaccinazione alle donne già durante la gravidanza, oppure subito dopo il parto, e poi anche al papà e magari ai nonni. Negli ultimi mesi sono usciti diversi studi che sottolineano la sicurezza complessiva di questa vaccinazione effettuata durante la gravidanza. Altre vaccinazioni particolari, per esempio contro meningite, epatite A o B, vengono valutate caso per caso, per esempio se la donna deve recarsi in paesi interessati dalle malattie in questione, ma sono considerate sicure.

Ci sono invece vaccinazioni sconsigliate in gravidanza?
Tutte quelle con virus vivo e attenuato e cioè morbillo, parotite, rosolia, varicella: dovrebbero essere fatte prima della gravidanza e bisognerebbe aspettare almeno un mese prima di cercarne una. Però va detto che sono mai emerse indicazioni di rischi particolari da donne che abbiano fatto il vaccino nelle primissime settimane di gravidanza, senza sapere di esserlo. Un discorso a parte merita il vaccino per la febbre gialla, che è sempre vivo e attenuato: se la donna deve recarsi in un paese in cui la malattia è endemica, meglio valutare con il proprio medico rischi e benefici della vaccinazione rispetto ai rischi della malattia.


 

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Fatto il vaccino, la protezione contro l’influenza è assicurata?
Non proprio. Come sappiamo, il virus dell’influenza cambia in continuazione. I vaccini vengono preparati con qualche mese di anticipo rispetto all’arrivo dell’ondata influenzale, per cui è possibile che i ceppi virali effettivamente circolanti siano lievemente diversi da quelli presenti nel vaccino. Questo non significa che il vaccino è inutile, al contrario! Tanto per cominciare, non è detto che questa differenza si verifichi davvero: nella maggior parte dei casi, il vaccino va benissimo contro il virus in circolazione. E se anche i ceppi sono un poco diversi, l’organismo vaccinato risponde comunque meglio alla malattia: l’influenza dura meno e i sintomi sono più lievi.

Quali ceppi contengono i vaccini preparati per la campagna in corso?
Nella grande maggioranza dei casi contengono tre ceppi: due di tipo A (H1N1 e H3N2) e uno di tipo B. Alcune case farmaceutiche hanno preparato un vaccino con un secondo ceppo di tipo B, ma non è facile trovarlo.


 

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Vedi anche : Influenza VACCINI .

Sguardo luminoso

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 Il filler all'acido ialuronico

el_sayad_rowida 

Il lifting con agocannula

Ecco come si puo' ottenere uno sguardo meno stanco e piu' riposato ( sempre) anche se si e' affaticate o non in forma.

La tecnica invisibile usata qui e' basata sull'inoculo di acido ialuronico a bassa densita' con ago cannula atraumatica che non lascia segni ne' di entrata ne' ematomi residui anche se appena eseguita.

La zona trattata e' quella del tear trough ( zona del canale lacrimale ) che spesso si svuota con l'avanzare delle primavere e del SOOF ( grasso sub orbicolare ) che scompare gradualmente lasciando intravedere il reticolo venoso profondo di colore scuro che da' quell'immagine di occhiaia e di occhi segnati anche se si e' freschi e riposati.

La nostra modella El Sayad Rowida ha scattato la prima foto prima del trattamento e la seconda il giorno dopo .... e come si vede non si puo' notare nessun livido e i solchi o le rughe sono scomparsi !

Il trattamento raramente va ripetuto prima di un anno se necessario.

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